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13/2/2009 - IL PACCHETTO SICUREZZA CHE IMBAVAGLIA LA RETE Di Pietro: con emendamento D'Alia, in Italia Internet come in Cina «L’emendamento - spiega l’ex pm sul suo blog - avvia "la repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo Internet". Nei fatti, se approvato, permetterà di reprimere la libertà di espressione e di opinione in Rete. Il reato di apologia e istigazione a delinquere è già previsto e punito dalla legge, chiunque ne venga accusato oggi viene processato e, se colpevole, condannato. D’Alia e i suoi mandanti non vogliono attendere il processo, né la sentenza, vogliono emettere subito il verdetto di colpevolezza obbligando i provider ad oscurare da subito il sito. Poi, chi se ne frega del processo». «Un emendamento antidemocratico e incostituzionale - sottolinea Di Pietro - che cancellerà l’informazione in Internet in un soffio equiparando l’Italia alle uniche due nazioni al mondo che hanno queste restrizioni: Cina e Birmania. L’emendamento sotto il pretesto di chiudere le porte a siti come You Tube e Facebook in cui sparuti gruppi di fanatici ’inneggianò a Raffaele Cutolo e Salvatore Riina, nasconde ben altri obiettivi. Quello di oscurare l’ultimo tassello dell’informazione, Internet, che sfugge al controllo di Silvio Berlusconi monopolista dell’informazione privata e di Stato». «Mi domando perché - conclude Di Pietro - non oscurare le reti Mediaset visto che inneggiano ad un assassino come Vittorio Mangano. Oppure perché non sciogliere la Lega di Umberto Bossi che istiga i padani ad armarsi di fucili contro 'Roma ladrona' da cui i suoi dirigenti prendono un lauto stipendio. Se questo golpe non si arresterà alla Camera scenderemo in tutte le piazze d’Italia. E ci rimarremo. Se l’emendamento D’Alia divenisse legge il mio blog, quello di Marco Travaglio, di Beppe Grillo, di Byoblu, di Daniele Martinelli, di Piero Ricca e di migliaia di altre voci libere della Rete, sarebbero oscurati. Questo è l’effetto, ed il vero obiettivo, di quell’emendamento carogna, ed il senatore D’Alia non lo nasconde». (Apcom) «In ogni caso - prosegue D’Alia - è sempre previsto il ricorso all’autorità giudiziaria contro i provvedimenti del ministero, che possono essere revocati quando l’attività illecita viene meno. La nostra norma, insomma, non fa chiudere nè Facebook, nè YouTube, nè qualsiasi altro sito o social network: va semmai a garanzia sia degli utenti che vivono la rete come sano punto di aggregazione e fonte di informazione, sia di blog pieni di sciocchezze come quelli di Grillo e Di Pietro». (Ansa) Vi immaginate, che bel casino se tutti facciamo ricorso all'autorità giudiziaria contro i provvedimenti del ministero, come suggerisce il nostro caro azzeccagarbugli? Spm |